VIA VEGE - PREMANA DA PIAZZO

Piazzo - Premana

  • Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T3/T4

Indicazioni : Assenti.

Bollatura : Assenti.

Traccia : Mulattiera, sentiero, assente.

  • Tempo di percorrenza : ca 2 [h]

  • Dislivello positivo : ca 400 [m]

  • Periodo consigliato : Primavera – Autunno.

Breve itinerario per romantici avventurieri dallo stomaco forte. Navigazione a tratti incerta e delicata. Non è consentito (e quindi consigliabile) il raggiungimento del Varrone come a fine relazione.

  • Disponibilità acqua : Premana.

  • Appoggi : Nessuno.

  • Data di stesura relazione : Primi anni venti.

La suggestiva pittoresca mulattiera acciottolata della Bišàghe è giustamente, come si è soliti considerarlo, il solo tratto ripercorribile della Vecchia Via che, da sola, portava a Premana prima della costruzione della carrozzabile a fine ottocento. Il frugare infatti con gli occhi e le membra in discesa da Piazzo, lontano dal suo sinuoso ascendente serpeggiare, impone la difficile digestione d’una pagina oscura e squallida di storia; una fase attuale e recente dell’uomo dove la Bellezza viene cancellata o lasciata imputridire nell’abbandono d’una dimensione antropica simbiotica con la Natura. La Via Vege è, in definitiva, la sinistra emblematica “altra” faccia d’una medaglia premanese di fortuitamente “vive tradizioni” e luccicante amore del territorio.

La suggestiva pittoresca mulattiera acciottolata della Bišàghe è giustamente, come si è soliti considerarlo, il solo tratto ripercorribile della Vecchia Via che, da sola, portava a Premana prima della costruzione della carrozzabile a fine ottocento. Il frugare infatti con gli occhi e le membra in discesa da Piazzo, lontano dal suo sinuoso ascendente serpeggiare, impone la difficile digestione d’una pagina oscura e squallida di storia; una fase attuale e recente dell’uomo dove la Bellezza viene cancellata o lasciata imputridire nell’abbandono d’una dimensione antropica simbiotica con la Natura. La Via Vege è, in definitiva, la sinistra emblematica “altra” faccia d’una medaglia premanese di fortuitamente “vive tradizioni” e luccicante amore del territorio.

DESCRIZIONE: Partenza dal valico di Piazzo, sopra Casargo; proprio dove la Valsassina si giunta alla ValVarrone. Qui, antico crocevia di vite in passaggio, tra le genti di Premana da sempre si scontra il sollievo di chi fa ritorno alla propria terra con la pesantezza di chi deve abbandonarla. Sulla Strada Cavalere per Faedo e Ronk una cappellina (ol giargiööl da Madrìin) segna il misticismo perduto del punto esatto dell’antica Via Vege dove l’ultimo sguardo su casa anelava già il primo del ritorno.

Superato di pochi metri, su asfalto, un triste lavatoio di cemento, ecco un mesto sentierino sbilenco staccarsi verso valle. Nulla lascia presagire quello che fu, ovvero l’arteria principale per l’accesso ad un intero Mondo – quello di Premana. Altre cose ed altri valori più importanti l’hanno sorpassata nell’interesse degli uomini ed ora tutto sembra essere travolto dagli eventi.
Un po’ sentierino, un po’ scavo di metanodotto ed un po’ pista gippabile, essa scende prima ai prati ed alle cascine di Roè e poi all’isolata cascina di SasTravers incontrando, in entrambe le località, il rispettivo devoto giargiööl (edicola votiva). Cominciando timidamente a mostrare al pellegrino lembi di scassatissimo splendore una cascina diroccata emerge dai rovi sulla destra; essa è Ca Pénce (casa dipinta), l’osteria di Via Vege che prendeva il nome da un rimosso affresco sulla facciata in vista. Poco oltre la Via, con ampio dolce giro, lascia scorrere un rivolo d’acqua su un tratto risparmiato di fondo acciottolato in un commovente spiraglio di immutabilità temporale.

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La discesa continua su maestoso traverso sorretto da impressionante muro a secco, a picco sulla Provinciale che si scorge ben in vista dietro gli alberi. Per delicato tratto franato la Vege giunge ad un compromesso ponticello di pietra, disposto ad arco su d’un umido canale. L’incanto della poesia delle sue proporzioni è acuito dal suo malridotto stato incredibilmente vicino ad una strada asfaltata (SP67) da cui non arriveranno aiuti in suo soccorso.

Su di esso si cammina su d’un verde telo di plastica disposto pietosamente sul sedime come un sudario. Tale precaria protezione dall’acqua è però marcia e sbrindellata e non ritarderà più di molto il definitivo crollo di questo stupendo manufatto del mondo antico. Io invece, senza velo sul capo, ormai sull’altra sponda, crollo. Travolto dalla consapevolezza che potrei esser stato uno degli ultimi dell’immensa schiera d’uomini e donne che ne calcarono la groppa, vedo cedere le mie ginocchia nel fango.

Gli ultimi dispersi ciottoli del selciato si scovano nella terrosa scarpata che crolla malamente sul bordo di cemento della carreggiata asfaltata della Provinciale. Ancora in cerca della Vecchia Amica mi ritrovo a frugare appresso al rimosso orrido del Biis che raggiungo fino all’alveo del Varrone poco a valle della centrale idroelettrica.
Una visione mi travolge, potente e chiara come ispirazione vitale.
Il Pont dól Ciüdrìin della vecchia strada carrabile (ora rimaneggiato, di servizio a Giabio e alla zona industriale) sopra alla recondita inaccessibilità di quello Teresiano – nascosto da un manto di rovi – ma ancora steso a giunzione tra la Bišàghe e la Via Vege. Alto, sopra a tutto questo, quello nuovo e diretto della SP67. Vedo tre ponti, infulcrati nelle medesime propaggini rocciose. Tre ponti, i giovani a sovrastare i vecchi. Tre ponti, disposti a ventaglio; da est a nord – antiorari, quasi che il nostro andare avanti sia effettivamente un tornare indietro.

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VIE DI FUGA : Non necessarie.
SUGGERIMENTI PER LA DISCESA : Non necessari.

APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI:

• Carta IGM
Itinerario rappresentato correttamente…

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

• A. Bellati: “Oltre le Pietre”

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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