VIA DI REGANDU

Alpe Cova – Paroeul – Piazza Cavalli – S’Cimott – Bassa - Scudo

  • Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T4 (T6 per lo Scudo)

Indicazioni : Assenti.

Bollatura : Assente.

Traccia : Mulattiera, Sentiero, assente.

  • Tempo di percorrenza : ca 4[h]

  • Dislivello positivo : ca 1300 [m]

  • Periodo consigliato : Tardo autunno.

Itinerario per avventurieri, ottima visibilità e terreno asciutto prerequisiti fondamentali.

  • Disponibilità acqua : Alpe Cova .

  • Appoggi : Rifugio Antonietta al Pialeral.

  • Data di stesura relazione : Seconda metà degli anni venti.

La Bocchetta della Bassa, situata a q.ta 2118 lungo la cresta meridionale del Grignone, apre il mondo di Pialeral (Pasturo) con quello dei Prati Alti di Val Meria (Mandello). Essa prende il nome dagli omonimi magri erti pascoli (posti a monte dello Scudo e circoscritti dallo Zucco dei Chignoli e della Bassa) serviti ai loro piedi da una misera baitella di supporto ai pastori. A questo ricovero perveniva (oltre che la mulattiera proveniente dall'Alpe Cova - oggi "normale estiva" – e sua variante dalla Foppa del Ger) pure una deviazione della Via di Regandù. Questa, attraversate le Alpi di Mogafieno, portava le mandrie al S'Cimott dove, abbandonata la direttrice di cresta per attraversare le gande al piede della bastionata rocciosa delimitante a sud la Bassa, si apriva verso il Marnè della Grigna Settenttrionale. Questa famelica Via infatti non conduceva solo alla Bassa ma, in cerca di ogni possibile ciuffo d'erba, anche spaventosamente lungo l’onirica cengia che prelude allo Scudo.

La Bocchetta della Bassa, situata a q.ta 2118 lungo la cresta meridionale del Grignone, apre il mondo di Pialeral (Pasturo) con quello dei Prati Alti di Val Meria (Mandello). Essa prende il nome dagli omonimi magri erti pascoli (posti a monte dello Scudo e circoscritti dallo Zucco dei Chignoli e della Bassa) serviti ai loro piedi da una misera baitella di supporto ai pastori. A questo ricovero perveniva (oltre che la mulattiera proveniente dall'Alpe Cova - oggi "normale estiva" – e sua variante dalla Foppa del Ger) pure una deviazione della Via di Regandù. Questa, attraversate le Alpi di Mogafieno, portava le mandrie al S'Cimott dove, abbandonata la direttrice di cresta per attraversare le gande al piede della bastionata rocciosa delimitante a sud la Bassa, si apriva verso il Marnè della Grigna Settenttrionale. Questa famelica Via infatti non conduceva solo alla Bassa ma, in cerca di ogni possibile ciuffo d'erba, anche spaventosamente lungo l’onirica cengia che prelude allo Scudo.

DESCRIZIONE: Dall’Alpe Cova (raggiungibile dai Grass Luch o da Pasturo) si giunge al pianoro sede del ex Rifugio Tedeschi al Pialeral dopo aver superato le Cascine di Costa ed il Rifugio Antonietta. Qui, presa la “Normale” al Grignone la si abbandona presto per la sua Variante lungo la suggestiva Foppa del Ger. Possente Via di Carico bordeggiata da muri a secco, nei pressi d’un superbo slavacc annesso alla Baita di Paroeul, i contenimenti sassosi allargano le maglie definendo le due antiche direttrici per raggiungere la baita della Bassa. Ad ovest risalendo, appunto, la Foppa del Ger – lambendo a destra le orrorifiche Grotte di Paroeul che cariano il pendio del Cant a meridione; a sud invece, per la Via di Regandù in risalita lungo le perdute Alpi di Mogafieno.

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Un largo camminamento degrada leggermente pervenendo in una faggeta dove si innesta in altra perduta variante di carico (solco e filare di sassi nel prato sopra tratturo) proveniente dalle Cascine di Costa. Irrobustitosi decisamente, esce allo scoperto dove si orla di bel fontanile prima di raggiungere la località Piazzolo dove campeggia la Baita Amalia. Puntata la dorsale che divide il mondo di Pialeral dai ripidi pascoli alla base dello Scudo, la si risale scoprendovi una buona traccia mantenuta aperta tra i mughi. Tra aperture panoramiche e mucchi di sassi da dissodamento, giunti alla Piazza dei Cavalli (pozza d’abbeveramento e “strazione d’arrivo” della vetusta privata sciovia) si prosegue ancora a fil di cresta superando alcune corrugazioni rocciose della stessa sempre segnate da comodo ed ampio passaggio.

In vista del Cimotto, su una flessione della pendenza, si devia a destra nel pascolo scoprendo il secco fondo di un ennesimo slavacc che apre ad una mesta traccia degradante all’appoggiato fondo d’un conoide vallivo sfasciumoso.

Guadagnata la ganda al piede d’inizio della bastionata che sorregge i pascoli della Bassa (culminanti negli Zucchi di Chignolo e Bassa) si segue una traccia ballerina apprestarsi su pendenze crescenti ad un intransigente filone erboso tutto screziato di roccia. Sbarrato in maniera inappellabile il passo, la Via risale alla giunzione tra pendio e filone scoprendo un meraviglioso quanto salvifico passaggio intagliato che schiude ondulazioni più appoggiate del pendio. Superata una conchetta e puntato ad un marcato intaglio della successiva costa, sono sulla verticale della Baita della Bassa che trovo presto addossata, in cerca di protezione dalle slavine, ad un risalto del pendio. Di lei non restano che le fondamenta scavate nella terra. Anche il suo slavacc è secco da molte primavere, tante quante la Bassa non vede più prodi armenti solcarla.

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Rimontata invece la dolce sommità dello S’Cimott, proseguendo per cresta si giunge ad una poca marcata depressione della dorsale ben in vista della bastionata rocciosa che sorregge i pascoli della Bassa. Innalzandosi ancora un poco, eccomi inciampare in una struggente minuta vetusta croce di ferro emergere dalle magre paglie. Il Passo della Cruseta è varcato ed è ora di affrontare le verticalità sfuggenti della fascia rocciosa dello Scudo che sulla morbida cresta dello S’Cimott erano solo sfiorate con lo sguardo. Un intelligibile sequenza di passi salpa due onde del pendio su pendenze ancora emotivamente gestibili ma sempre affacciate sul richiamo del vuoto. Alla successiva costa il sentiero si alza a ridosso delle rocce che delimitano a monte la cengia in un percorso oscenamente tronco poco più in basso. Superato un delicato canalino sfasciumoso, la speranza di venirne fuori divampa alla vista di un’uscita percorribile nel mare di mughi che avvolgono il terrazzo dello Scudo.

Per passaggi delicati di misto di una esposizione totale la si raggiunge scoprendovi tagli ed un sicuro lasciapassare per i bolli della Traversata Alta. I gemini Zucchi dei Chignoli e della Bassa non sono lontani. La Bassa è lì, dietro quelle catene. Anche la Pace è lì, sempre dietro l’ennesima folle Via. Ed in questa muta di stagione della mia vita, che vede tutt’infuori virare al rosso i tremej, io anelo – più che alla Via – a ciò che le sta oltre.

VIE DI FUGA: Assenti.
CONSIDERAZIONI: Un’altra possibilità di risalita alla Piazza dei Cavalli prevedeva plausibilmente di salire al grande Barech (recinto) di Paroeul e da lì innalzarsi lungo le Alpi di Mogafieno. Questa opzione risulta sconsigliabile per via del vello di mughi che ha asfissiato il depauperato pascolo.

APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI :

• Carta delle Grigne TCI 1:20’000 (prima edizione) – fogli militari austriaci del regno Lombardo Veneto e IGM di tutte le età. 

Tutti i diritti riservati.

Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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