VIA DEGLI SPAGNOLI

Carenno – Fracetta – MonteBasso - Pertus

    • Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T4

    Indicazioni : Assenti.

    Bollatura : Assente.

    Traccia : Mulattiera, sentiero, assente

    • Tempo di percorrenza : ca 2,5 [h]

    • Dislivello positivo : ca 700 [m]

    • Periodo consigliato : Inverno.

    Itinerario complessivamente per escursionisti esperti dal piglio non banale nella navigazione.

    • Disponibilità acqua : Assente.

    • Appoggi : Assenti.

    • Data di stesura relazione : Seconda metà degli anni venti.

Il Passo del Pertus(o), stretta V di roccia ai piedi della cresta meridionale del monte Ocone, è un valico storico, intra confini di Venezia, tra i comuni di Carenno e Valsecca. Di mero appannaggio locale, ebbe un breve respiro nazionale nell'inverno del 1528 con lo scontro a fuoco tra i veneziani che lo presidiavano e gli spagnoli che lo risalivano da Carenno; quest'ultimi alleati delle truppe di Milano assediate in Lecco da Gian Giacome de Medici che - alleato di Venezia per il medesimo comune nemico - le affrontava per costruirsi il suo regno di masnadieri sul Lago. Con la Rocca/Chiusa ed il Lago di Lecco saldamente in mano al Medeghino, per rompere l'assedio del borgo dall'esterno gli aiuti potevano giungere solo via monte, aggirando tali insuperabili presidi. Questo, allora, In un mondo senza ancora la mulattiera per la Val d’Erve proveniente da Rossino e passante dal Corno, per gli spagnoli significò penetrare in territorio nemico, attraccando di nascosto a Vercurago da Olginate (dopo aver preventivamente distratto altrove i presidi militari nemici) per risalire a Carenno e poi – con la neve alta! - al Pertus. Infine traversarono alla Pertulena affacciata su Nesolio e quindi su un breve ristoro - prima di calare su Lecco alle spalle dei suoi assedianti dallo Zappello della Culmine e dall'Antica - direttissima - Via da Chiuso. La Chiusa, presa di sorpresa e alle spalle capitolo’. Gli assedianti, circondati, si imbarcarono e spostarono la guerra altrove. Era il giorno 29 Marzo. Nessun "Ponte (o passo) degli Spagnoli" quindi, che non valicarono mai in Valsecca, ne cavalcarono in cresta - su passerella di ferro - la dorsale che li separava dalla Passata.

Il Passo del Pertus(o), stretta V di roccia ai piedi della cresta meridionale del monte Ocone, è un valico storico, intra confini di Venezia, tra i comuni di Carenno e Valsecca. Di mero appannaggio locale, ebbe un breve respiro nazionale nell'inverno del 1528 con lo scontro a fuoco tra i veneziani che lo presidiavano e gli spagnoli che lo risalivano da Carenno; quest'ultimi alleati delle truppe di Milano assediate in Lecco da Gian Giacome de Medici che - alleato di Venezia per il medesimo comune nemico - le affrontava per costruirsi il suo regno di masnadieri sul Lago. Con la Rocca/Chiusa ed il Lago di Lecco saldamente in mano al Medeghino, per rompere l'assedio del borgo dall'esterno gli aiuti potevano giungere solo via monte, aggirando tali insuperabili presidi. Questo, allora, In un mondo senza ancora la mulattiera per la Val d’Erve proveniente da Rossino e passante dal Corno, per gli spagnoli significò penetrare in territorio nemico, attraccando di nascosto a Vercurago da Olginate (dopo aver preventivamente distratto altrove i presidi militari nemici) per risalire a Carenno e poi – con la neve alta! - al Pertus. Infine traversarono alla Pertulena affacciata su Nesolio e quindi su un breve ristoro - prima di calare su Lecco alle spalle dei suoi assedianti dallo Zappello della Culmine e dall'Antica - direttissima - Via da Chiuso. La Chiusa, presa di sorpresa e alle spalle capitolo’. Gli assedianti, circondati, si imbarcarono e spostarono la guerra altrove. Era il giorno 29 Marzo. Nessun "Ponte (o passo) degli Spagnoli" quindi, che non valicarono mai in Valsecca, ne cavalcarono in cresta - su passerella di ferro - la dorsale che li separava dalla Passata.

DESCRIZIONE: Partenza da Carenno, parcheggio di Via Pertus. Presa Via Fracetta, al suo termine, un meraviglioso camminamento orlato di muretti a secco tiene le boscate falde dello Spedone a sinistra a bada regalando al contempo meravigliose bucoliche vedute a destra. Giunto a voler attraversare la valle della Fracetta ormai in vista dell’oratorio di San Domenico – praticamente alla confluenza della Valle detta dei Morti – il guado gli è precluso da una brusca interruzione di Via. Seguendo il corso d’acqua su destra idrografica ancora per un poco, un ponte aiuta il proseguo ed il raggiungimento d’una cascina. Tornando come verso i la Chiesa dei Morti, all’altezza del camminamento abbandonato e a fianco d’un casolare, ecco una maestosa Via murarsi per tagliare i prativi in direzione del Pertuso stagliato contro cielo.

Appena nel bosco, gradini di sassi disposti o di corna intagliata, s’intorcolano tra le pieghe del monte salendo in decisa direzione NNE. Un muretto a secco anticipa una deviazione dal percorso storico che, infilandosi in una forretta, la trova occlusa degli sfalci e degli scarti di una vicina e ben tenuta baita. Sul muro di questa, una vecchia freccia grigia indica dove ritrovare la Via; riconoscibile, sia pur meno “infra strutturata” da opere a secco. Di nuovo, tra volte e traversi giunge ad un passaggio intagliato che prelude l’incontro con un isolato capanno di caccia. Da qui in poi, perduto ogni interesse di mantenimento, il proseguo si fa dubbio e faticoso; ingombrato da schianti e fastidiosi agrifogli. Un primo rudere di baitello (q.ta 850 ca – CTR) rinfranca sulla bontà della Via letta tra le pieghe del sottobosco.

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L’incontro con un secondo, collassato come su d’una dorsalina, invita a risalire per tornanti in direzione NE. Quasi nei pressi d’una valletta, liberamente su bosco appoggiato, si vira a SE pervenendo, dopo traverso, ad un vecchio casello (ri arrangiato dai cacciatori) in uno guercio occhio di prato. Una tracciolina, a monte del capanno, aiuta a superare l’intricato sottobosco fino a nuova libera faggeta segnata da maestoso ajale. La Via, sorretta da un possente terrapieno, supera il poco marcato alveo d’una vallecola e, a tornanti murati, raggiunge velocemente la fontana al piede del gruppo di cascine di Monte Basso; proprio dove giunge la “Strada pubblica che da Carenno mette in Val Imagna” – oggi banalmente sentiero 815 – a cui si unisce per proseguire verso il Passo del Pertus(o).

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In conclusione, da dove salì il manipolo d’uomini armati comandati dal Belgiojoso? Personalmente reputo la Via qui relazionata la più antica tra quelle che da Carenno menano direttamente al Pertus. Anche senza cartografia o documentazione a supporto, e’ il suo carattere profondamente antropico (antichi rustici ricoveri, ajali) e naturale (Via di solco in dolci pendii) a farmi perorare questa tesi. La “Strada Pubblica”, riportata nelle mappe (1810) di Carenno del Regno Lombardo Veneto, è più ragionata ed artificiale; scavata pesantemente, con larghi innaturali tornanti, sulle rughe di pendii più ripidi ed econimicamente meno interessanti; lembi di mondo che si potevano sacrificare ad una veloce e ben impostata strada di commercio – quasi una cavalcatoria – incompatibile con le modeste necessità economiche d’inizio cinquecento. Magari, invece, quest’ultima ha ricalcato effettivamente qualcosa di più antico, addolcendone lo sviluppo.

Magari, invece, è tutta una fantasia; come il peso dell’archibugio ad avancarica che ho trascinato da Carenno fin su al Pertus(o).

VIE DI FUGA : Assenti.
SUGGERIMENTI PER IL RITORNO: “ Strada Pubblica”.

APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI BIBLIO/CARTOGRAFICI :

  • Mappe dei Regni Lombardo-Veneto e d’Italia

Zona rappresentata correttamente. Costa della “Via degli spagnoli” senza traccia ne immobili censiti.

  • Mappe IGM 1:25000

Nei fogli di fine ottocento/inizio novecento erano rappresentate entrambe le tracce che da Fracetta menavano a Carenno. Nelle ultime versioni sparisce, incredibilmente, la Strada Pubblica. Traccia rappresentata sempre leggermente discosta dal vero.

  • Mappa CTR 1:20000

Traccia rappresentata correttamente; primo rudere compreso. Assente il tratto centrale dal rudere del secondo  rustico ricovero all’ultimo Casello.

  • Angelo Borghi – Lecco e la sua Storia – Volume 2

 

 

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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