Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T4+
Indicazioni : Assenti.
Bollatura : Assente.
Traccia : Mulattiera, sentiero, assente.
Tempo di percorrenza : ca 3[h]
Dislivello positivo : ca 600 [m]
Periodo consigliato : Tardo autunno.
Itinerario per avventurieri. Terreno faticoso ed isolato; navigazione obbligata.
Disponibilità acqua : Nessuna.
Appoggi : Nessuono.
Data di stesura relazione : Seconda metà degli anni venti.
DESCRIZIONE: Partenza da Erve. Seguendo il sentiero 803, gita classica per le pozze e poi per il Rifugio Alpinisti Monzesi, si procede rasentando il torrente Gallavesa in destra idrografica. Poco prima del Pra’ de la Ca’ (oggi località Gnet) un ponticello sembra addurre solo ad un appartato baitello in legno.
Servitosene, una rampa di gradini di sasso adduce ad un possente traverso che intaglia il nervo roccioso che sorregge la panoramica apertura di Pra Linger (Pra leggero) dominata da un isolato cascinale.
Ai sui piedi, un sentiero s’avvia in piano verso un isolato casello posto a ridosso d’un rigagnolo. Un poco più a monte, su d’una costa, gli sventrati possenti resti di Zuccaro nascondono una buona mulattiera che in discesa s’avvia al guado della Val di Fasoleda. Per tornanti e rampe la Via sale sicura, orlata di sasso, sia pur travolta da mille schianti. Dove la Valle diventa meno severa, la Via la raggiunge nei pressi d’una caratteristica collassata balma.
Abbandonata la traccia che, tutta a tornanti, monotonamente, giunge a prendere il bollato sentiero in traverso da Pian Munik a Piazzo, alle spalle del diruto abituro cerco la Strada della Garzada. Eccola, orlata di pietre ben disposte, su muretto a secco attraversare una vallecola per risalirla in sinistra idrografica. Quando questa s’incunea nei biondi ripidi marosi screziati di roccia di Q.ta 1012.5 (CTR), la si abbandona traversando (rustici gradini) verso NO. Salendo il pendio per traccia intermittente, ma chiara nel suo sviluppo logico, si guadagna un marcato intaglio della dorsale di monte di Q.ta 851 (CTR). Seguendo la cresta, la traccia (ben segnata a terra) la abbandona presto piegando a sinistra (NE) per puntare alta.
Raggiunta la selletta a monte d’un contrafforte erboso della tormentata cresta NO di Q.ta 986.5 (CTR), si schiude il salvifico passaggio al cospetto d’un nero grottino. Su cengia inclinata, si traversa su traccia fino a discendere nell’ampio conoide boscato raggiunto nei pressi d’una coppia di grossi ajali. Sono nel comune di Acquate. Ad intuito, si procede in quota fino a ritrovare la traccia rimontare una panoramica costa prativa (Q.ta 964.5 CTR) dove tornanti asfissiati da una schiera di arbusti la risalgono decisi fino ad una piazzetta di paglione. Un traverso eroso nel bosco (NE – Valle del Crignolo) porta infine faticosamente alla piana traccia (bolli gialli, rossi e blu) proveniente da Pian Munik ad innestarvisi sotto le gronde della Corna Camozzera.
Superato un intaglio con terrapieno di sassi, ingentilito (o inquietato) da una vecchia croce in ferro, con tornanti slavati si risale la ripida scarpata a sinistra d’un ciclopico sperone fino all’orlo del prato della Garzada. La “Passata degli uccelli” è ormai prossima e ben in vista.
Fa uno strano effetto raccontare ora l’arrivo alla Garzada quando, nella realtà (a causa della natura manchevole delle mappe di Erve), questa Via l’ho ripercorsa partendo proprio dalla Pasada. Eppure, mi sembra lo stesso di esser ritornato a casa, ai confini del territorio di Acquate; qui, come a Lecco.
VIE DI FUGA: Assenti.
OSSERVAZIONI: Le mappe del regno Lombardo Veneto di Acquate lasciano un dubbio sul proseguo che le coeve di Erve non dipanano. La carta IGM (fogli anni 30) la riprende gettandola a capofitto nella Valle del Crignolo in direzione dell’Acqua di San Carlo (un tempo Fontana detta di Castagnee). Oltre a sconsigliarlo per ovvi motivi orografici, questo itinerario si sviluppa interamente in Acquate e che quindi sarebbe stato prontamente riprodotto dalla ben più affidabile mappa di cui sopra.
RIFERIMENTI BIBLIO/CARTOGRAFICI :
Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà MNR – Negri “Manara” Raffaele
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