STRADA DI LASNERA E VECCHIA VIA PER PIAZZO

Chiuso – Val Busa - Piazzo

  • Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T5-

Indicazioni : Assenti.

Bollatura : Assente.

Traccia : Mulattiera, assente

  • Tempo di percorrenza : ca 3,5 [h]

  • Dislivello positivo : ca 600 [m]

  • Periodo consigliato : Inverno.

Itinerario per avventurieri dalla, a tratti, complessa navigazione. Ambientazione e vegetazione abbastanza oppressive.

  • Disponibilità acqua : Chiuso, Camposecco.

  • Appoggi : Camposecco.

  • Data di stesura relazione : Primi anni venti.

Il dedalo di antiche vie, stese e dimenticate, sul fianco occidentale del Magnodeno si spande fin’anche alle dure grinzose balze che sorreggono il Monte Mudarga e la Punta (di Prato) Gavazzo. La Strada di Lasnera in questione, distaccandosi dalla VicciaRola (letteralmente “vecchia strada” per la Val d’Erve – in partenza dall’amena milanese Val Busa di Chiuso; rivendicata però lungamente dalla Repubblica Veneta) era usata per collegare e servire arroccati palorci ed eroiche selve castanili in un alto obbligato percorso diretto infine a Piazzo/Camposecco.

Il dedalo di antiche vie, stese e dimenticate, sul fianco occidentale del Magnodeno si spande fin’anche alle dure grinzose balze che sorreggono il Monte Mudarga e la Punta (di Prato) Gavazzo. La Strada di Lasnera in questione, distaccandosi dalla VicciaRola (letteralmente “vecchia strada” per la Val d’Erve – in partenza dall’amena milanese Val Busa di Chiuso; rivendicata però lungamente dalla Repubblica Veneta) era usata per collegare e servire arroccati palorci ed eroiche selve castanili in un alto obbligato percorso diretto infine a Piazzo/Camposecco.

DESCRIZIONE: Partenza da Chiuso (Lecco), Parcheggio di Via ai Molini. Superata la caratteristica muschiata cascata della Val di Culigo, si risale il cieco carrabile fondo della Strada fino all’antica frazione dei Molini. Presa una serie di rampe pedonali (ultimo residuo della Strada del Girolo) si finisce sulla ripidissima Via Don Serafino Mazzucconi che, superata la valle della Fornace, tra gli ameni prati ed i cascinali dalle superbe vedute della Val Busa, mena alla Trattoria La Rocca. Qui, accompagnati dal sentiero 801E diretto in Val d’Erve, detto della VicciaRola si sale nel bosco fino a quota 480 msl circa; ovvero fino a dove la mulattiera si biforca in due rami di pari lignaggio. Il nostro viaggio prosegue sulla sinistra malconcia Strada di Lasnera; ingombrata da massi e bloccata nell’accesso da un ramo schiantato e messo al suo imbocco un po troppo di proposito.

La Via rampa decisa, in direzione Nord, un poco sporca ma lambita ancora da bel muro a secco a sostegno del pendio a monte e da un disordinato ma funzionale mucchio di sassi a protezione del ciglio a valle. Passando sotto alle ipnotiche movenze delle stratificazioni calcaree di Q.ta 639 (CTR), s’appresta al franato conoide di un’anonima vallecola superando una collinetta di massi ammontonati. Ritrovatala rinfrancata, un tornante sorretto da muro apre al pittoresco traverso verso la sella a monte del promontorio di Q.ta 558 (CTR).

Lasciati tornanti che salgono ai terrazzamenti dell’inselvatichita selva castanile ed ignorata la traccia che scende ad un casello di cacciatori ancora in uso, in piano si procede tra schianti ed arbusti come in una valletta. La Strada di Lasnera risale decisa per traversare poi a sinistra finendo, per tornantini e gradini, ad un aereo poggio presidiato ancora da un antico palorcio.

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A quota costante, la Via s’appresta ora (un poco franata su pendio ripidissimo) ad attraverare verso la severa marcata Valle che da il nome alla Strada stessa. Raggiunto delicatamente (esposta traccia d’ungulati) l’alveo al piede d’un salto roccioso del rivo, in piano si aggira una costa rocciosa e, scavalcati alcuni ostici schianti, la si ritrova procedere in piano; ma per poco. Persa sotto un manto di rovi, eccola oltre, un poco più alta, traversare flebile nel più accondiscendente ramo settentrionale della Valle di Lasnera. Sulla sponda opposta svetta un rustico ricovero (Mura di pietra e tetto piatto di cemento) proprio dove la Strada sembra puntare decisa verso monte. In realtà essa esce dal canale naturale usato per un tratto attraversando verso la Valle di Botta segnata nel suo fondo da un imponente muraglione.
Un residuo di rampa aiuta ad uscirne ed in piano a procedere su bei castagneti abbandonati sopra percepibili vicinissimi risalti del pendio. Una giravolta della Strada, esposta sul vuoto, permette di penetrare all’interno dell’oscura Valle di Piazzola; inattraversabile se non su d’una fascia terrosa stretta tra due salti di roccia. Fuori anche da qui, castanili più dolci degradano alla morbida (rispetto alle precedenti) Valle di Piazza dove il rudere d’un abituro, diroccato con cattiveria da un atterrato castagno, giace silenzioso.

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Il proseguo – quasi di cengia sopra la bastionata di Q.ta 615 (CTR) – s’inoltra imboscatissimo verso un pianoro erboso proteso sul nulla e dalla panoramicissima apertura verso Lecco ed il Lago. Rimontata obbligatoriamente la costa verso un capanno di caccia, si trova la bella devastata mulattiera che, in discesa, porta ad innestarsi sull’antica Via, da Chiuso diretta allo Zappello della Culmine, qui riportante i colori bianco rossi del 930, sotto una pinna di roccia dalle familiari bianche spettrali movenze calcaree.

VIE DI FUGA : Assenti.
SUGGERIMENTI PER IL RITORNO; VECCHIA VIA PER PIAZZO
Da Camposecco si scende a Piazzo per il sentiero 929. Oltre, all’altezza d’una piega a OSO del percorso, si prosegue in direzione NNO fino a superare un ramo minore del torrente CIF. Ignorando il percorso in piano, su antico sedime abbandonato si scende rasentando il medesimo coso d’acqua fino a vederlo incanalarsi in una rustica condotta idraulica dal fondo naturale in pietra e bordata di massi ben disposti. Su sinistra idrografica, continua a fiancheggiarla fino a che risalti e cascatelle non obbligano a lasciarla per un prossimo incontro più a valle, suggellato da meraviglioso ponticello.

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L’incontro col Rotary è ormai prossimo, ma rallentato dai rovi nati al piede delle linee elettriche. Qui, per un più veloce ritorno a Chiuso, al bivio tra i sentieri 628 e 629, meglio prendere un mesto sentiero in direzione S, antico e largamente gradinato, che scende a Barco all’incirca al fondo di Via Pietro Mascagni

Sulla Strada Statale del ritorno, rifletto distrattamente di strade. Credo che noi abbiamo costruito le automobili per allontanarci dal bruttume dei posti dove viviamo. Ma per raggiungere il bello, chiediamo di arrivarci velocemente – ed una volta atterrati lì, d’esser serviti e riveriti. ma ecco che con strade e strutture arriva altra lordura, che piano piano intacca tutto e da cui tornare a scappare. Se vivessi circondato di Bellezza, non mi servirebbe guardarmi intorno. E se anche cedessi al richiamo del viaggio che mi corteggiasse un giorno la fantasia, lo farei con scarponi e zaino in spalla. Attento in primis a non rovinare nulla con le mie azioni o coi miei pensieri.

APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI :

  • Mappa Teresiana di Belledo

  • Carta Tecnica regionale

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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