STRADA DELLA VACCA PER BELASCA

Maggianico (Lecco) - Belasca

  • Difficoltà : Percorso per Escursionisti T4+(T6)

Indicazioni : Assenti.

Bollatura : Fondamentalmente assente.

Traccia : Mulattiera, sentiero, assente.

  • Tempo di percorrenza : ca 4[h]

  • Dislivello positivo : ca 700 [m]

  • Periodo consigliato : Tardo autunno – inizio primavera.

Itinerario per avventurieri.

  • Disponibilità acqua : Nessuna.

  • Appoggi : Camposecco.

  • Data di stesura relazione : Seconda metà degli anni venti.

Belasca e le sue Alpette, ovvero quanto c'era prima del grande vuoto di cava Vaiolo. Monte (nel senso di alpeggio) perduto rinserrato ad ovest da una possente fascia rocciosa, a sud da i suoi Corni e ad est dal Magnodeno - era facilmente raggiungibile solo da Campo de Boi a nord, nello specifico in piano dal Pra della Cascina. Oltre, quella Strada, in vista dei Corni, si biforcava; un ramo andava verso l’alta sella raggiunta, lato Maggianico, dalla Strada del Cornello, l’altro andava verso uno stretto intaglio rinserrato tra i Corni. Questa è la storia del Passo della Vacca, e della sua perduta Strada.

Belasca e le sue Alpette, ovvero quanto c'era prima del grande vuoto di cava Vaiolo. Monte (nel senso di alpeggio) perduto rinserrato ad ovest da una possente fascia rocciosa, a sud da i suoi Corni e ad est dal Magnodeno - era facilmente raggiungibile solo da Campo de Boi a nord, nello specifico in piano dal Pra della Cascina. Oltre, quella Strada, in vista dei Corni, si biforcava; un ramo andava verso l’alta sella raggiunta, lato Maggianico, dalla Strada del Cornello, l’altro andava verso uno stretto intaglio rinserrato tra i Corni. Questa è la storia del Passo della Vacca, e della sua perduta Strada.

DESCRIZIONE: Partenza da Maggianico (Lecco). Dal cuore del centro storico, preso a manca un suggestivo passaggio in galleria, su Via Gioacchino Rossini si raggiungono gli antichi suggestivi caseggiati (mulini o opifici) a monte dell’abitato a piombo sul torrente Tuf.

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Grazie ad alcuni ponticelli si sale fiancheggiando un affluente corso d’acqua pervenendo al bosco che si raggiunge per scaletta intagliata. I gradini di cemento o di legno del segnavia 28 si abbandonano fortunatamente presto, nei pressi di una minuta stalla dal fienile areato dalla classica scacchiera di mattoni.

Gradini di sasso ne fanno da viale d’accesso proseguendo la loro progressione in direzione d’un possente muro a secco che obbliga ad una secca svolta a destra per ripida rampa rusticamente selciata. Inghiottita dalla lussureggiante vegetazione, ad una costa piega decisa a NNE e, sorretta da muretto a secco, s’innesta spettacolarmente sull’orlo superiore d’una aggettante fascia rocciosa. Seguendola si giunge ad un pianoro che prelude al Guado del Tuf e all’incontro con il segnavia poc’anzi abbandonato che si segue per rampa acciottolata assestata con malta.
Qui, non è chiara la prosecuzione per Neguggio. Le mappe tengono la Strada in destra idrografica a ridosso dell’alveo, o almeno fino a dove questo si tronca improvvisamente. Che le sorgenti del torrente Tuf nascano proprio qui dove si erigono queste opere di captazione e che quindi l’alveo così ben irregimentato altro non sia che la Vecchia Strada per Neguggio? Poco importa però adesso, oggi la mia Strada porta in altri altrove e, riguadato l’alveo (o la Strada?), in piano mi muovo verso sud fino a che maggior luce non mi sembra filtrare da un prato a sinistra separato dal sentiero da un lembo di bosco. Al limitare superiore della radura campeggia un rustico cascinale (Baita del Pozzo) che fronteggia i Corni di Belasca celanti la leggendaria Strada della Vacca.

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Guadagnato il bosco alle spalle dell’immobile, il consiglio è di tenere la sinistra – questo per evitare un tratto di Rotary letteralmente scavato tra muraglie di rovi. Attraversato il segnavia 920 si punta a monte nell’ostilità lampante della vegetazione come in cerca d’una morbida costa del pendio poiché su di essa serpeggia la Strada Consorziale della Vacca; una Via di solco delimitata da mucchi di sassi ed ingombra allo sproposito che vede presto il pendio alla sua destra cedere in un ampio solco vallivo. Stintasi con una leggera piega a sinistra nata per stemperare la ripidità del pendio, per rade tracce divaga come a conceder tregua al ruminante che sono fino ad immettersi su d’una più marcata traccia (bolli gialli) che vi si innesta da destra. Per cambi di direzione stesi in una conca disseminata di pietre, si avvicinano sempre più i Corni di Belasca – bianchi canini sporgenti che la mente rifiuta di concepire esattamente come la Strada della Vacca di affrontare. Lasciati infatti i bolli rimontare su roccette una verde cengia (vedere la relazione “Periplo di cava Vaiolo”) si prosegue al fondo del canale, ingombro più che mai di schianti e massi.
Lambendo terrorizzato la gengiva del più alto dei bianchi Corni, altro pinnacolo d’orrore di questa avventura onirica, prendo lo sfasciumoso colatoio centrale quale ultima speranza per Belasca. Invece, una concava fascia di roccia, tirata da dente a dente, mi sbarra il passo. Quasi verticale, alta circa 6 m, è stesa nell’ombra ad impedirmi di riveder Belasca. Un intaglio la segna sulla tre quarti – una passerella aperta sull’ultimo lembo di bosco prima dell’azzurro del cielo – raggiunta da intagli artificiali ricavati in una spaccatura a ridosso della rocciosa spalla sinistra del canalone.
E mentre saggio la roccia della parete trovandovi pure sagaci poggiamani per equilibrarmi, penso già a come e dove allestire la doppia del ritorno. Ma all’improvviso, al terzo gradino, mi fermo. Questo Varco è chiuso, e l’imprevista fascia di roccia è stato un chiaro avvertimento. Non rovinerò questo viaggio meraviglioso affacciandomi sul presente vuoto della voracità senza freno di cava Vaiolo. Credo fermamente che il Bello – è – solo allorquando il Vero è gemino del Sogno.
Belasca deve restare la visione di tutto ciò che è andato perduto; e non è da qui, e non sarà oggi, che la raggiungerò. Tornato coi piedi per terra, lascio quindi alla fantasia schiudermi la vista oltre al Passo della Vacca che scorgo, poco sopra di me, segnato da piante indorate dal sole e carezzate da una leggera brezza.

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VIE DI FUGA: Non necessarie.
SUGGERIMENTI PER IL RITORNO: Dai propri passi o, meglio, dalla già citata relazione del “Periplo di cava Vaiolo”
CONSIDERAZIONI: La carta IGM di fin ottocento segna la Strada della Vacca come un lineare prolungamento verso Maggianico del tratto superiore finale segnato sui mappali del Lombardo Veneto. Questo non ha trovato riscontro sul campo, anche se l’asfissiante vegetazione a ridosso delle case può ancora celare delle sorprese. Infine, la traccia bollata di giallo incontrata in salita perviene sempre dal Rotary, con un percorso (storico, importante) riportato solo dalle carte militari dei primi del novecento.

APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI :

  • Mappe Teresiane e del Lombardo Veneto.

  • Fogli IGM di fine ottocento.

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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