STRADA COMUNALE IN VAL DI BRATTA

Torre de Busi – Coldara - Valcava

  • Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T2+ (T4)

Indicazioni : Assenti.

Bollatura : Assente.

Traccia : Mulattiera, sentiero, assente

  • Tempo di percorrenza : ca 2,5 [h]

  • Dislivello positivo : ca 700 [m]

  • Periodo consigliato : Inverno.

Itinerario complessivamente per escursionisti, tratti perduti esclusi .

  • Disponibilità acqua : Paesi.

  • Appoggi : Strada.

  • Data di stesura relazione : Seconda metà degli anni venti.

Da Torre de Busi, stretta tra le vene d'acqua di Sonna e Bratta, anticamente dipartivano tre strade che, diramandosi a ventaglio a monte del paese, servivano capillarmente tutto il territorio della comunità. Da nord ad est, in un’ideale rotazione in senso orario, la prima era per (E)Urida e per Sogno - oggi segnavia 823 e già relazionata nel ritorno della “Val Fosca” - mentre la seconda era la "Strada Comunale che da Torre conduce in Valcava" la quale risaliva "il filone del Monte Cerito" - oggi conosciuta come sentiero 821 della cresta SO de "Il Pizzo" - ben tenuta (nonostante i segni del tempo e della perdita del mondo agricolo che la rafforzava) e segnalata. L'ultima "Strada Comunale" invece, che collegava Torre de Busi ad un vastissimo cosmo di rustici agglomerati agricoli siti nei comuni di Torre de Busi e di Zanelli in Val di Bratta, è perduta nel suo tratto sotto Pieja (oggi frazione San Marco) e scarsamente indicata fino al Coldara, e questo nonostante la sua – ancor odierna - bellezza e (potenziale) utilità.

Da Torre de Busi, stretta tra le vene d'acqua di Sonna e Bratta, anticamente dipartivano tre strade che, diramandosi a ventaglio a monte del paese, servivano capillarmente tutto il territorio della comunità. Da nord ad est, in un’ideale rotazione in senso orario, la prima era per (E)Urida e per Sogno - oggi segnavia 823 e già relazionata nel ritorno della “Val Fosca” - mentre la seconda era la "Strada Comunale che da Torre conduce in Valcava" la quale risaliva "il filone del Monte Cerito" - oggi conosciuta come sentiero 821 della cresta SO de "Il Pizzo" - ben tenuta (nonostante i segni del tempo e della perdita del mondo agricolo che la rafforzava) e segnalata. L'ultima "Strada Comunale" invece, che collegava Torre de Busi ad un vastissimo cosmo di rustici agglomerati agricoli siti nei comuni di Torre de Busi e di Zanelli in Val di Bratta, è perduta nel suo tratto sotto Pieja (oggi frazione San Marco) e scarsamente indicata fino al Coldara, e questo nonostante la sua – ancor odierna - bellezza e (potenziale) utilità.

DESCRIZIONE: Partenza da Torre de Busi, parcheggio di Piazza della Funivia. In direzione Valcava, un non scomoderò ne gomme ne funivie; oggi tocca ai miei zoccoli ferrati. Attraversata quindi la SP179, imbocco la pedonale Via Torre diretta alla chiesina di San Carlo. Qui, lasciato il sentiero 823 (per Urida, Sogno) e 819 (per Carenno), risalgo i consolidati gradini in sasso/cemento del sentiero 821 diretto in Valcava.
Ritrovato il loro netto attacco con l’originale secolare sedime acciottolato, al secondo tornante dopo questa piacevole transizione, un’apertura sembra abbandonare il segnavia per transitare tra un possente bastionamento a sostegno delle villette al fondo di Via Camillo Benso ed un orto. Questa, nelle austriache mappe che porto con me, anticamente era la “Strada Comunale” diretta in Val di Bratta.

Cieca dopo forse neanche tre metri, sono obbligato a seguire il segnavia 821 fino all’asfalto della provinciale ritrovato in località Rodeghen e che si discende fino al primo prossimo tornante. Guadato il torrente Bratta, si segue il segnavia 801B fino a che questo rimonta in decisa direzione sud. Oltre il torrente, lanciato uno sguardo su destra idrografica, rivedo il sedime intravisto nascere (e venir stroncato) a Torre de Busi. Rimontata umilmente l’erta scarpata, un inferno di rovi e schianti mi accoglie. A fatica, molta, proseguo fino all’esasperazione; quand’ecco che la ripulita selva castanile d’un cascinale mi risolleva dalla sofferenza fisica e spirituale. Un sedime possente, murato, rampa in una vallecola laterale per uscirne su meraviglioso traverso.

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Ormai al di sotto alla SP, un arco di pietra sembra ricordare il ponticello al guado di questo ramo secondario del Bratta e nascente al piede della Chiesa di San Marco. Su asfalto, la Via esce tangente al tornante, percorribile ma dimentica d’affetto; nonostante il suo alto lignaggio ed il suo essere così sfacciatamente in piena vista.

Lambita dal recinto d’una villetta, prosegue vieppiù scassata ed oltraggiata fino a perdersi in un canale di scolo, se non per gli ultimi metri gradinati che bordo siepe ricordano secolari servitù di passaggio travolte dalla Provinciale. Entrati nel nucleo di “Pieja” (antico dimenticato nome della frazione San Marco, allora metà nel comune di Torre de Busi e metà del comune di Zanelli), si abbandona (direzione Est) una coeva bretella (passante dalla frazione Ronchetti) per l’altra Strada Comunale (821) più sotto abbandonata. Si segue quindi la Via rimontare alla “Canove” e al nucleo di Ca’ Martinone dove, nei pressi di un’edicola votiva, un’altra bretella comunale (questa perduta) va ignorata per il bel proseguo fino alla panoramica località (rustici cascinali) di Belano; vero crocevia del mondo classico dell’Albenza.
Infatti, a sinistra (N) si raggiunge il centro di Zanelli transitando dalla sua frazione Caprandi – a SE si prosegue per il Col di Foppa, aperto su Opreno e sulla stessa torre de Busi con l’intravista mulattiera del segnavia 801B – mentre ad EST si prosegue verso un nuovo guado dell’aspro torrente Bratta. Qui mi sembra curioso il notare il vecchio (ma comunque moderno) ponticello pedonale occluso dal calavlcavia della bretella di asfalto diretta all Col del Coldara. Per traverso, ora si sfila tra i nuclei di Nusuggia a sinistra e Cabonasco a destra per giungere infine alle cascine di Coldara.
Ignorata la bretella per il Colle e per le cascine di Costa (oggi agriturismo), una superba mulattiera (più recente rispetto alla Strada Comunale seguita fino a qui – vedere le considerazioni) risale il pendio ben oltre lo Zapel de Corna.
Dove secchi tornati prendono il posto di dolci traversi, si abbandona il proseguo verso l’arrivo della funivia per continuare a seguirli obliati nel bosco – subito cancellati dalla “frana”. Risalito il fronte tra grossi massi, si ritrova la monca “Strada che da Valcava conduce al Succherone” (diruto stallone nei pressi della zone di decollo dei parapendii e che dava pure il nome alla spalla nord del monte Senegalla – oggi Piz “Pec”; tetta in dialetto) bollata; a destra (catena sul fronte bordo roccioso della frana) diretta alla Funivia, a sinistra in Valcava. Quindi, passati al piede d’una suggestiva fascia di roccia e superate delle canalizzazioni di lamiera per l’acqua, ecco gradini circumnavigare Villa Lucia, per finire, finalmente, sulla piazza di Valcava.

Che meraviglia perdersi nel presente con le mappe del passato. E quando intorno (insieme!) a me vedo volti (e musi) amati, il Tutto è già futuro.

VIE DI FUGA : Non necessarie
CONSIDERAZIONI: Nelle Mappe del Lombardo Veneto; Valcava sembra raggiungibile – su “strada certa” – solo dal Colle di Sogno. Infatti la “Strada Comunale che da Torre conduce in Valcava” è tronca poco sopra Zanelli. Il nome lascia presagire un sicuro sviluppo, magari solo non ancora definitivo e mappato. Anche la Via relazionata è tronca oltre al Col del Coldara. Un troncone di mulattiera è indirizzato verso Valcava. Che sia stata ultimata/potenziata ai tempi della costruzione dei pali della funivia?
SUGGERIMENTI PER IL RITORNO: “Strada Comunale che da Torre conduce in Valcava”; meraviglia di gradini.

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APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI BIBLIO/CARTOGRAFICI :

  • Mappe dei Regni Lombardo-Veneto e d’Italia

Comuni di Torre de Busi e Zanelli. Zona rappresentata correttamente.

 

 

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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