SOGNO DALLA VAL FOSCA

Cimitero di San Gottardo – San Michele – Ceresole – Costa – Colle di Sogno

  • Difficoltà : Percorso per Escursionisti T2/T3

Indicazioni : Assenti (in Val Fosca)

Bollatura : Assente (in Val Fosca)

Traccia : Strada asfaltata, mulattiera, sentiero.

  • Tempo di percorrenza : ca 3 [h]

  • Dislivello positivo : ca 600 [m]

  • Periodo consigliato : Tardo autunno, primizie di primavera.

Itinerario complessivamente per escursionisti dal piglio però attento nella navigazione.

  • Disponibilità acqua : Nessuna.

  • Appoggi : Locanda di Colle di Sogno.

  • Data di stesura relazione : Primi anni venti.

Colle di Sogno è un piccolo borgo pittoresco, sito su d’una verde e regolare sella, tanto ameno e prezioso da far nominare Tesoro la cima della costiera dell’Albenza a cui vi si giunta. Ai suoi piedi, verso Torre de Busi, si snocciola la Valle del torrente Ovrena – ricca anch’essa di bucoliche frazioni e depositaria della storica Via che lo raggiungeva da San Michele. Ma tanta fiabesca ambientazione ha ovviamente anche il suo lato magico e spaventoso, coacervato nella laterale lussureggiante Val Fosca. Essa fu, nel tempo della leggenda, zona di felice sepoltura per un uomo indemoniato che non accettò d’esser stato tumulato nella terra consacrata del cimitero di San Gottardo. Di seguito, la cronaca rivissuta di quell’antico incubo.

Colle di Sogno è un piccolo borgo pittoresco, sito su d’una verde e regolare sella, tanto ameno e prezioso da far nominare Tesoro la cima della costiera dell’Albenza a cui vi si giunta. Ai suoi piedi, verso Torre de Busi, si snocciola la Valle del torrente Ovrena – ricca anch’essa di bucoliche frazioni e depositaria della storica Via che lo raggiungeva da San Michele. Ma tanta fiabesca ambientazione ha ovviamente anche il suo lato magico e spaventoso, coacervato nella laterale lussureggiante Val Fosca. Essa fu, nel tempo della leggenda, zona di felice sepoltura per un uomo indemoniato che non accettò d’esser stato tumulato nella terra consacrata del cimitero di San Gottardo. Di seguito, la cronaca rivissuta di quell’antico incubo.

DESCRIZIONE: Fui designato io per il malaugurato compito, perché in vita ero l’unico con il quale avesse instaurato un minimo di umana comunicazione.
Un giorno, tra i suoi sconclusionati discorsi dei quali mi rendeva spettatore – parole che mi affascinavano senza che riuscissi appieno a coglierle, ricche di allusioni a memorie già perdute ai tempi dei giardini di Babilonia – mi aveva confessato che mai avrebbe voluto un funerale e men che meno finire in terra consacrata. “Il fosso da parte alla strada andrà più che bene per me!”.
Quando venne il momento della sua morte, feci presente le sue volontà al prete ma questi non mi ascoltò del tutto; d’accordo sul non sprecare tempo per una funzione a cui non avrebbe ovviamente partecipato nessuno, si rifiutò però categoricamente di non concedergli una sepoltura cristiana.
Interrato una gelida mattina di Gennaio nel cimitero di San Gottardo in fronte a San Michele, non fece aspettare la totale calata delle tenebre per esprimere tutto il suo dissenso. Urla spaventose e disarticolate vennero udite provenire dall’interno del camposanto lasciando insonni e sbigottiti tutti i viventi del creato.
Tre tramonti si succedettero, inutilmente carichi della speranza presto disillusa che nuove urla non si alzassero al cielo. Lo stesso prete che pochi giorni prima non mi volle ascoltare, spinto dalle inorridite ed inermi facce del suo gregge, finalmente mi incaricò di dissotterrarlo e di portarlo il più lontano possibile.
Tra lo stupore e l’orrore generale, mi apprestai al compito sul far del tramonto, lasciando San Michele senza alcun strumento da scavo.

Sapevo non sarebbe servito ne picco ne pala; lo trovai infatti in piedi davanti al cancello, pronto al canto serale. “Dove vuoi riposare in pace, per sempre?” gli chiesi. “Aprimi, e ti ci condurrò”.

Ritornati a San Michele superiamo il ponte sulla Valle di Bratta prendendo la scalinata selciata per la Chiesa di San Michele. Una statua alata dell’arcangelo, posticciamente completata (come non mi sembrava affatto di ricordare), sembra scioccata ed inerme a fermare la salita al tempio del dannato. Superata la piazzetta dell’Oratorio di Santo Stefano e passati al di sotto del chiostro affacciato sul vuoto della rocca su cui tutto il complesso religioso poggia mirabilmente, una leggera discesa avvia la magnifica salita selciata per Torre de Busi. Mentre lui procede spedito, io mi concedo uno sguardo alle spalle intuendo, nell’abbandono vergognoso caduto su d’un angolo meraviglioso di mondo, d’esser finito nel vero tempo del tramonto; in un epoca incomprensibile, postuma di più d’un secolo a quella della mia partenza verso il cimitero.

1_FIL

A Torre de Busi scendiamo su asfalto (che strano materiale!) verso il ponte sull’Ovrena, in località Fabbrica. Come a voler piegare a Cornello, presto prendiamo però un vicolo stretto tra le case e che, diventato tratturo, s’innalza per la Val di Drugatta. Seguendone il fondo lo vedo tramutare in mulattiera sterrata nel suo cominciare a volteggiare in decisa risalita su destra idrografica, fino a farci sbucare su d’un ampio pianoro erboso nei pressi di un cascinale.
Cercando il limitare settentrionale del prato, nei pressi di un capanno di caccia, una malconcia via d’uomini s’intrufola con brutali tagli di motosega nel regno di Val Fosca. Su sconquassato percorso storico si procede tra distese di rovi e piante collassate, in un tripudio di confusione e d’esuberanza lignea ed arborea. Ad un marcato bivio su d’una costa, teniamo la rada traccia di destra – degradante per franato traverso alla Valle di Costa Piana: siamo nel cuore della Val Fosca.

Per nuovo traverso imboscato approdiamo alla Valle del Forno adorna del magico Fontanì dol Pero. Per rapide volte usciamo finalmente dal lussureggiante fondo valle per una traccia più rocciosa che, attraversando decisa e risoluta boschi meno asfissianti, ci mena in piano alla costa segnata dal meraviglioso sedime selciato della mulattiera proveniente dalla località Maj (Via Maglio) di Torre de Busi. Attraverso ameni scorci di campagna, tinteggiati di rustici cascinali, la salita ora a Ceresole è dolcissima.

3_FIL

Piegando leggermente a destra sulla pista cementata di servizio alla frazione Introbina, sbuchiamo in breve sulla carrozzabile. Risalitala un poco ritroviamo la mulattiera e con essa la frazione Costa. In piano, in decisa direzione nord, giungiamo alla frazione “Ai Ca’ ”, non prima d’aver superato un altro rustico caseggiato (Gagliott) nel bosco. Ancora alcuni tornanti di mulattiera selciata e siamo a Colle di Sogno, dove osservo il mio compagno di viaggio dirigersi deciso verso la locanda.
“Vieni” mi dice, aspettandomi all’ingresso. “Voglio offrirti da bere”. Trasognato lo raggiungo, ormai è quasi buio e io fatico a distinguerlo dalle ombre del crepuscolo.
“Ora sparirò, e al paese dirai che mi hai seppellito al Baet de Val Fusca. Arrivederci!”

Ora, su quel misero poggio che dà alla Valle di Costa Piana, nulla si crea e nulla si distrugge. Agrifogli sono cresciuti sopra; e io ho ancora caro lo scudo d’oro fioritomi in mano davanti alla locanda di Colle di Sogno.

VIE DI FUGA : Non necessarie.
SUGGERIMENTI PER IL RITORNO : Da Colle di Sogno giù a Torre de Busi per la sua storica selciatissima Via (ma a tratti molto trascurata – soprattutto sopra Sogno) in sinistra idrografica dell’Ovrena.

4_FIL

APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI e BIBLIOGRAFICI :

  • Carta INGENIA 1:15000 “Carenno, Costa Valle Imagna, Torre de’Busi”

Bellissima e dettagliatissima carta della zona. In un affascinante riquadro sul retro, dedicato alla Val Fosca, si accenna pure al suo Baet. Un grazie particolare a chi me la regalò in un’accogliente sera di mezz’estate.

 

 

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

Tutti i diritti riservati.

Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele