Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T2+ (T4)
Indicazioni : Assenti.
Bollatura : Assente.
Traccia : Mulattiera, sentiero, assente
Tempo di percorrenza : ca 2,5 [h]
Dislivello positivo : ca 800 [m]
Periodo consigliato : Inverno.
Itinerario complessivamente per escursionisti, variante Opreno da Frale esclusa.
Disponibilità acqua : Paesi.
Appoggi : Strada.
Data di stesura relazione : Seconda metà degli anni venti.
DESCRIZIONE: Partenza da Perlupar(i)o, Via Valletta; borgo autonomo prima, comune di Sant’Antonio (d’Adda) poi – oggi il tutto sotto Caprino Bergamasco. Attraversato il pittoresco centro storico, si supera a destra la chiesetta di San Sebastiano raggiungendo,senza usufruirne, il ponte carrabile sulla Valle di Sambuco.
Sulla sinistra, si sbarca su d’un piazzale sterrato, seguendo così un tratturo che rasenta la destra idrografica d’un piccolo rivo minore. Oralata di bel muro in pietra, la “Strada Comunale che conduce in Opreno da Frale” supera con alcune curve una cascinale ed una baita stringendosi a ridosso d’un muretto a secco. Dove questo finisce, o meglio piega a NNE tra i rovi, un paltoso sentierino sembrerebbe l’unica opzione di proseguo. Invece, superando la barriera spinosa, questo risale meglio pulito, piegando decisamente ad est in una squassata selva. Per verde rampa prativa (N) si perviene all’isolata baita di Frale dove riconosco di nuovo il muretto a secco accompagnarmi verso un tratto di Via ancora ben conservata.
Sovrascritta da un nuovo tratturo, la si segue risalire la valletta di Opreno per guadarla sassi disposti. Uscendone su traballante sentierino, rampe paltose, strette tra un canale e la recinzione d’un prato, gradinate di sasso, aiutano a risalire all’antico borgo di Opreno, tra viuzze antiche – strette – cariche di suggestione.
Qui, seguendo l’antica “Strada Comunale della Forcella”, mulattiera riattata a tratturo, su ponte ad arco di pietra si supera la Val di Sambuco pervenendo agli alti prati e cascinali di Pradasella. Superando un’edicola votiva si risale alla battuta forcella di Burligo dove, approfittando della polverosa pista silvo pastorale (ahimè si; la parallela, e poco più bassa, mulattiera per Burligo – assolutamente stravolta – non merita affatto, se non per visitare il paese) si prende Via Forcella fino ad innestarsi su Via Colle Pedrino. Presa la vecchia Mulattiera (segnalata) che risaliva la Valle di Borligo, si tagliano i tornanti del nastro d’asfalto fino all’innesto col sentiero 861 che, in breve, traversa ascendendo in direzione SSO fino al diroccato nucleo di cascine di Spino. Invertendo ora la direzione verso N, si raggiunge una nuova indicazione che si ignora per tenere il sedime storico fino ad un prato con alcune baite. Su paltosa via di biciclette, incamminabile, si rampa su d’un comodo traverso che in direzione nord (fatiscente baita isolata) si appresta ad avvicinare il fondo valle che separa l’orrido spettacolo della cava Italcementi dal resto del mondo. E quando il “single-track” dei bi(s)cimuniti (pardon) comincia a farsi scavato nella pietra, eccomi sulla cieca “Strada comunale di Visarolo” che da Valcava conduceva a Malanotte e poco più oltre – fino a qui.
Ignorato il sentiero che di poco discende, in piano ancora la si nota orlata di mura di sasso, imboscatissima, venir travolta da un immobile colata di massi e copertoni – resti di scavo e di “progresso” rinaturalizzati a rovi – che mi impedisce finanche l’approdo all’altro fianco della vallata. Disperato, in cerca dei resti di Malanotte, erro tra questa desolazione sotto ad un celo plumbeo.
S’è fatto tardi, quasi non ci vedo più. Il sole è calato presto dietro l’orizzonte. E’ ora di andare, non sarei dovuto partire di pomeriggio. Imposto la rotta verso casa ma nel crepuscolo dilagante un vuoto inatteso accoglie il mio passo. Un arco di pietra – la volta d’un casello del latte – emerge come una smorfia di dolore dal terreno.
C’è Bellezza, e ricchezza, nell’abbandono; a queste latitudini, dove tutto era dell’uomo, io lo cerco in ogni dove. Non esiste però più malo giorno d’un luogo abbandonato, per profitto, ad una cava.
VIE DI FUGA : Non necessarie
CONSIDERAZIONI: Nei mappali del Lombardo Veneto (Palazzago) la mulattiera nella Valle di Borligo si arresta dove questa diventa di Malanotte. Il proseguo non è segnato, comunque storico ma di sicuro postumo d’inizio ottocento.
SUGGERIMENTI PER IL RITORNO: Da Malanotte, si traversa la cava discendendo a Colle Pedrino; da lì giù a Muracca (808) e di nuovo al ponte sulla Valle di Sambuco. Bellissimo il ritorno dalla Strada Comunale detta di Careggia su cui, in questa mala notte, riesco ancora a sentire gli zoccoli della Compagnia di San Giorgio scappare ad Opreno ed incontro al loro massacro.
RIFERIMENTI BIBLIO/CARTOGRAFICI :
Comuni di Sant’Antonio, Zanelli e Palazzago. Zona rappresentata correttamente.
Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà MNR – Negri “Manara” Raffaele
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