LA MAZZACCA - RASGA DA FENILE

Tremenico - Fenile - Rasga - Avano

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LA MAZZACCA - RASGA DA FENILE

Tremenico – Fenile – Rasga - Avano

    • Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T4 (+)

    Indicazioni : Assenti;

    Bollatura : Assente;

    Traccia : Mulattiera, sentiero.

    • Tempo di salita : ca 1,5 [h]

    • Dislivello positivo : ca 400 [m]

    • Periodo consigliato : Inizi di Primavera o tardo Autunno.

    Storico ed abbandonato sentiero; spesso corazzato da gradinate di sasso e da possenti muretti a secco. Lo scovarlo in discesa da Rasga è abbastanza difficile, meglio percorrerlo in salita da Fenile. Pur avendo una traccia sempre abbastanza leggibile si impone, in alcuni frangenti, calma nella sua lettura. Passo sicuro e pazienza con l’insolente vegetazione sono requisiti minimi.

    • Disponibilità acqua : Fenile.

    • Appoggi : Nessuno.

    • Data di stesura relazione: primi anni venti.

La Mazzacca è il nome della via tra Rasga e Fenile; essa ha scovato e creato un astuto passaggio lungo gli ostili fianchi della Val Fosasco. Il suo messaggio è chiaro; ogni cosa è collegata ed ogni parte è parte del tutto.

La Mazzacca è il nome della via tra Rasga e Fenile; essa ha scovato e creato un astuto passaggio lungo gli ostili fianchi della Val Fosasco. Il suo messaggio è chiaro; ogni cosa è collegata ed ogni parte è parte del tutto.

DESCRIZIONE : Partenza dal parcheggio(ne) di Tremenico. Tra romantiche viuzze e piazzette dove coesiste l’antico con il “moderno” si sale fino a monte dell’abitato. Tremenico da questo punto di vista è vera babele di contrasti. Essa è infatti un campionario di secoli di concezioni abitative, dove l’antico è presente sia in stato di totale abbandono, di curatissimo mantenuto o d’un restaurato con più o meno buon gusto. Il cemento del boom costruttivo del dopoguerra bordeggia l’angusto centro storico intrufolandovisi sporadicamente. Raffinati portoni di legno borchiato danno così su cortili ingombri d’arbusti, signorili ville si scrostano, anguste porte di moderno legno danno su stanzine ancora colme d’amore e di vita. Antiche abitazione sono tutt’ora l’orgoglio di chi faticosamente le cura mentre di fronte analoghe costruzioni sono solo la vergogna degli eredi di chi le abitò. Sottopassagi abbelliti a mazzi di fiori portano a vicoli ingombri d’erba e polvere vecchia di decenni. Finestre dai vetri rotti sbirciano gelose verso altre orlate pure di tendine di pizzo. Il fascino di tutto ciò è innegabile, innumerevoli strati di vita son qui sovrapposti fornendo infinite chiavi di lettura a chi ha il tempo la possibilità di farlo.
Straniato e confuso raggiungo la flebile bretella verde che separa l’abitato storico da Fenile. Questo si mostra come un grosso e regolare agglomerato di antiche costruzioni di sasso a vocazione prettamente agricola che, più che maggengo o alpeggio, è stato un tempo autentico paese di lavoro; una precorritrice zona “industrial – agricola” sussidiaria al semplice dormitorio di Tremenico. Il campanile della chiesa di Sant’Agata svetta dal paese, ponendosi perfettamente all’altezza di Fenile. Esso gli mostra chiaramente l’ora; quasi a ricordagli ancora il duro lavoro e gli spossanti orari che giustificarono la sua stessa nascita.

Si procede così, come a Tremenico, tra angoli recuperati con infinito amore ed altri più trascurati e malmessi finché la vista non comprende ciò che deve trasmettere al povero cervello.

Il lavatoio di Fenile è una visione mistica e celestiale. Tra antiche cascine di sasso e muretti a secco, ecco tre archi di pietra rabboccati e tirati a liscio d’un bianco accecante. Nel rapimento e nell’incanto del momento le campane di Tremenico suonano l’ora. Io sono portato a credere ciecamente che stiano suonando a morto per me. Com’è bello allora l’aldilà, e come è fresca l’ombra dei suoi portici. L’acqua che sgorga dalla bocca della sua fontana lava via tutte le mie mancanze di Fede. Chissà come mai tanta paura tra le genti per l’ultimo e più naturale di tutti i varchi.

Lasciando ad un altro giorno le indicazioni per Benago, in piano entro in un magnifico castagneto. Piante secolari fiancheggiano a monte e a valle una magnifica mulattiera selciata. L’abbandono presto però intacca ogni cosa. I castagni regali mostrano troppi polloni non recisi da tempo e asfissiati da altre piante più giovani, la mulattiera è ingombra di foglie e le sue mura a secco sono spesso sdentate e coperte di rovi. Raggiunte alcune baite, la dimenticata caduta d’un enorme castagno impone, di fatto, di abbandonare la mulattiera, ingombra qui più che mai di ginestre e felci, per i prati laterali dove trovasi altre antiche cascine. Tenendo d’occhio il selciato sedime lo si ripercorre appena possibile rasentando allora tangenti un tornante della strada per i Roccoli Lorla.
Si prosegue in leggera salita, su buon sentiero, fino a raggiungere la fresca e umida Val di Ciarei. Alcune magnifiche rampe selciate, sorrette da muretti a secco, innalzano una manciata di tornanti nella pecceta fino a sparire nel nulla. Un imbarazzante traverso verso est e sono alla isolata baita di Predenfecc il cui sentiero d’accesso credo sia ormai il semplice sentiero basso all’inizio della scalinata.
A fianco della costruzione si sale spediti con molti tornanti, sempre ben orlati da mucchi di pietre. Tornato in piano alcune radure boscose si aprono a valle, tutte punteggiate da enormi formazioni rocciose. Su una d’essi campeggia un’ironica e stinta scritta a vernice che recita “pic nic”. Un poco al di sotto di questa, dopo un’erta china di massi e piante, due immensi canini rocciosi svettano arcigni ed impudici dal bosco verticale.
Ul Piazzol Bos’giach è la bifida e sorda materializzazione del selvaggio grido della Val Fosasco.

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Una scalinata di sasso ben suggerisce il proseguo verso un tratto fastidiosamente invaso dai rovi nati con la luce filtrata dallo schianto d’un altro povero castagno. Alcuni singoli gradini adducono ad un traverso umido e frananticcio verso la cacofonia vegetale del fondo della Val Fosasco. Seguendo vecchi segni di taglio mi innalzo su d’una fradicia placca rocciosa trovandovi un terroso traverso. Superato un passaggio naturale di roccia ecco la prima d’una lunga serie di gradinate di sasso, stese con saggezza ed umiltà ad addomesticare i naturali passaggi d’un fianco del Legnone repellente qui come non mai.

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Per un’infinità di tornanti e volteggi il contorto camminamento porta ai piedi d’un immenso muro a secco eretto a vincere un’ardua parete alla base d’una verde cengia. Un breve tratto franato impone un singolo esposto passo di arrampicata (II) al cui termine si giunge velocemente ad una scalinata che, con un tornante a ridosso d’una balza rocciosa, apre ai terrazzamenti invasi dalle felci dell’alta frazione Valentino di Rasga.
Molto scosso e stracolmo di Bellezza scendo velocemente, correndo quasi come un ladro, ad Avano ed ora calco già, diretto a Tremenico, il vecchio rappezzato asfalto della Provinciale. Da un’ansa della strada, ecco di nuovo la chiesa di Sant’Agata.

Questo campanile e le sue campane, un tempo, han ritmato e catalizzato in sè la vita di intere generazioni. Oggi ho ripercorso le loro stesse vecchie strade e lui è stato naturalmente il fulcro del mio errare.
Per lunghe spirali sento chiaramente di muovermi verso il mio centro. Spero un giorno che le campane suonino anche per me a festa.

 

VIE DI FUGA : Non presenti e fondamentalmente non necessarie.
SUGGERIMENTI PER IL RITORNO : Un’alternativa per il ritorno potrebbe raggiungere Agrogno e da lì, per la normale al Legnone, scendere ai Roccoli Lorla – Lavade – Benago – Fenile.
CONSIDERAZIONI: “Predenfecc” e “Piazzol Bos’giach” sono due toponimi raccolti oralmente. Mi scuso anticipatamente se mi si fossero storpiati nella memoria o nel riportarli per iscritto.

Approfondimenti

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI :

  • Carta 1:35000 “GRIGNE – RESEGONE – CAMPELLI – TRE SIGNORI – LEGNONE”

Nulla di nulla. Manca pure il toponimo Fenile sopra Tremenico.

  • Carta Nazionale Svizzera e IGM

La carta elvetica riporta paro paro la nostra militare. Quest’ultima segna la scalinata della Val di Ciarei proseguire, appunto, verso l’omonimo alpeggio anche senza ormai più alcuna evidenza sul campo. Segnata pure una variante alla Mazzacca che sale diretta a Ciarei. Non notata in loco.

 

PROPOSTE…

La Val Fosasco ha molto mistero da schiudere…Chi ha orecchi per intendere intenda!

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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