CRESTA DI CORNICE – VIA DI MAT

Premana – Premaniga – Cima di Cornice - Bocchetta del lago – Sorgente Acque Torbole

CRESTA DI CORNICE – VIA DI MAT

Premana – Premaniga – Cima di Cornice - Bocchetta del lago – Sorgente Acque Torbole

  • Difficoltà :

Avvicinamento : Percorso Escursionistico T2

Indicazioni : Scarne;

Bollatura : Discreta;

Traccia : Pista, Mulattiera, Sentiero

Cresta di Cornice: Percorso per Escursionisti Esperti T4 (T5 se effettuata integralmente)

Indicazioni : Singolo dubbio cartello sopra Premaniga;

Bollatura : Generalmente buona;

Traccia : Labile

Discesa dalla sorgente dell’Acque Torbole: Percorso per Escursionisti Esperti T3 (T4)

Indicazioni : Assenti in cresta (!) – singolo cartello a Premaniga

Bollatura : Scostante – inaffidabile dove serve;

Traccia : Labile o assente

  • Tempo di salita : ca 4[h] alla Bocchetta del Lago

  • Dislivello positivo : ca 1500 [m]

  • Periodo consigliato : Maggio – Novembre

La lunga ed aerea cresta della Cima di Cornice è disseminata da alcuni caratteristici omini di sasso segnavia chiamati in loco “Mat”. Essi conducono però ben oltre, fino alla soprastante Bocchetta del Lago posta sulla normale al Pizzo Alto da Deleguaggio. Un sentierino bollato, ma spesso labile ed esposto, la segue fedelmente, abbandonando il filo unicamente per aggirare i tratti rocciosi più impegnativi (un’eventuale salita di cresta integrale rasenta il limite tra escursionismo ed alpinismo). Inoltre, la discesa verso la Sorgente Acque Torbole non va sottovalutata soprattutto nella scelta dell’attacco dalla cresta. Ottima visibilità, terreno asciutto ed assenza di ghiaccio risultano requisiti imprescindibili.

  • Disponibilità acqua : Luere – Faedo – Pianco – Sorgente Acque Torbole.

  • Appoggi : Ristoro Pizzo Alto a Premaniga

  • Data di stesura relazione: primi anni venti.

Una lunga sequenza di alieni mucchi di sassi porta a raggiungere e a cavalcare una selvaggia e sinuosa cresta. Il mistero sul perché di tale presenza resta inviolato; innegabile però il fascino e la magia che riescono a sprigionare nell’avvicinare il cielo.

Una lunga sequenza di alieni mucchi di sassi porta a raggiungere e a cavalcare una selvaggia e sinuosa cresta. Il mistero sul perché di tale presenza resta inviolato; innegabile però il fascino e la magia che riescono a sprigionare nell’avvicinare il cielo.

DESCRIZIONE : Partenza da Premana, dal parcheggio al termine di Via Risorgimento o di Via Martiri di Cefalonia. Si segue quest’ultima su asfalto fino al raggiungimento del suo limite liberamente carrozzabile e dell’inizio della Pista per Premaniga/Solino. Qui, poco più avanti, una scalinata di cemento consente di lasciare quella che ora è diventata la pista di servizio degli alpeggi per dirigersi verso la storica rete di mulattiere. Superato il ponticello della frazione di Creghencighe, ecco un nuovo tratto aperto tra prati. La selciata mulattiera, con i suoi commoventi muretti a secco, conduce al loch (maggengo) di Luere (lupaia) dove un maestoso fontanone con tetto a volta ha trovato regale collocazione nella potente suggestione scaturita dalla prossimità di vicinissimi antichi fienili e cascine. Si prosegue, stupiti e deliziati, cedendo ben volentieri ad un’occhiata alle spalle.

Poco più avanti si lascia sulla destra la deviazione per il compattissimo loch di Mosnico. Alcuni cascinali isolati e si giunge in Faedo dove ad un bivio con paline si abbandona la DOL (Dorsale Orobica Lecchese) virando a sinistra. Sempre su mulattiera si entra in un giovane boschetto al cui termine è presente il raccolto abbraccio della piazzetta di Pianco.

Dopo essersi allietati dalla fresca acqua del suo fontanile e dopo aver ascoltato alcune strofe della sua canzone senza tempo, si è pronti a ripartire. Attraverso i prati a monte si raggiungo le sparse baite della località Look e, attraversando di nuovo una macchia di betulle, si esce allo scoperto. Si è così raggiunta la massiccia Cappella di Premaniga. Due larici a valle sorreggono la staccionata della piazzetta antistante in un commovente quanto vano tentativo di maestosità. L’imponente mole del Pizzo Alto e della lunga sinuosa cresta che da occidente degrada fino a qui sovrasta infatti ogni cosa schiacciandola fino a togliere il fiato.

Senza raggiungere le case, abbastanza liberamente, si attacca la massima pendenza del prato a monte della Cappella. Si giunge così in breve su d’un minuto pianoro al cospetto d’una ben squadrata pigna di massi che funge da monumentale omino segnavia. “Mat” numero uno.

Poco discosto, un palo segnavia CAI dà indicazioni per l’Alpe Solino a sinistra mentre proseguendo dritto si dovrebbe raggiungere la Bocchetta di Cortese ed il Pizzo Alto. Si sale e, seguendo molto di più i radi bolli di vernice sui radi alberi che la flebile traccia a terra, si entra nel bosco a monte di Premaniga. Il sentiero traversa ora in diagonale verso destra e poi a sinistra, raggiungendo un’erta salita più spoglia di vegetazione. Al suo termine, contro il cielo, su di una larga placca di roccia, una nitida figura, già familiare. “Mat” numero due.

Una nuova erta rampa, decisamente più lambita dal bosco, porta ad incontrare gli ultimi larici che schiudono alle loro spalle un’immensa distesa; il largo cono di ripida erba racchiuso dalle costa del Sasso Alto e dalla costa di Cornice. In questo tratto la bollatura e l’individuazione del tracciato è affidata ad alcuni bassi paletti metallici (dipinti in bianco e in rosso) infissi a terra. Essi conducono ad un dubbio trivio dove non è presente indicazione alcuna. A sinistra si prosegue vagamente, senza traccia e bolli, fino a Solino. A destra invece si prosegue, sparuti bolli bianchi e vaga traccia, fino ad incontrare la Normale al Pizzo Alto da Premaniga, vicino alla sorgente Acque Torbole. Folle pensare che la prima indicazione per il Pizzo Alto per chi giunge a Premaniga porti davvero qui, in questo deserto d’erba e aria, alla mercé di pesanti dubbi e di una qualsiasi mancanza d’orientamento causata da variazioni di visibilità per colpa di nubi o nebbia. La soluzione dello stallo è quella, come spesso accade, di salire. Rimontando quindi liberamente l’erto pascolo, in supposta diretta direzione di cresta sulla verticale del trivio, altri distanti paletti spuntano dal magro e pungente fieno. Raggiunto il crinale si viene travolti da un vertiginoso girotondo di cime. Al momento, l’unica possibilità attuabile è davvero solo quella d’aggrapparsi ad un alta pila di pietre; l’asse di rotazione di questa vorticosa trottola piena di turbamento e bellezza. Solo al suo fianco, qui, al centro d’ogni cosa, è possibile riprendersi un poco e cercare di cogliere qualche frammento di gratitudine. “Mat” numero tre.

Si deve ora destreggiarsi tra alcuni preistorici enormi massi fino ad abbandonare il filo principale ormai troppo ripido. A sinistra, alcune delicate serpentine aiutano a superare tale strappo ed a guadagnare l’ariosa Cima di Cornice; il primo marcato risalto di un’ancora lunga cresta.

Un’affilata e dolcissima sella avvia verso un nuovo ripido contrafforte. “Mat” numero cinque e numero sei.

Ignorata la labile traccia che a sinistra, in silenzio e di nascosto si allontana verso il Lago Inferiore di Deleguaggio, s’aggira il tratto iniziale d’una rocciosa spina sulla sinistra raggiungendo il più piccolo e malconcio tra gli omini segnavia di oggi. “Mat” numero sette.

La Cima Garzoni è presto anch’essa vinta. La fine sembra ancora incredibilmente distante, ben oltre un ennesima familiare slanciata sagoma. “Mat” numero otto.

Rasentando gli orridi fianchi occidentali della cresta, precipiti a picco sulla levigata superficie del lago, si procede in una danza in cui pare come mai di volare. Tornata un pelo più appoggiata, sulla destra, un piccolo ed isolato bianco paletto metallico esce dal prato suggerendo l’uscita dalla Normale al Pizzo Alto da Premaniga. Questo sarà la via del ritorno. Scendendo, alcune ripide e sbiaditissime serpentine fino alla Sorgente Acque Torbole; oltre, un breve tratto piano verso sud fino al largo canale ben bollato che porta all’alpeggio e poi a casa. Ma, ora, ancora avanti, avendo per faro un chiaro palo metallico ai piedi d’una nuova bastionata rocciosa. “Mat” numero nove.

Il Palo indica la Bocchetta del Cortese e la traccia che a sinistra scende al Lago Superiore. La traccia e i bolli aggirano per lunghi tratti il frastagliato filo che dopo due marcati gradoni arriva ad esser interrotto dal sentiero proveniente dai Laghi e da Deleguaggio. “Mat” numero dieci e numero undici.

Fermo sulla bocchetta del Lago, mi sento l’ultimo di dodici. L’unico a cui è stato concesso il dono di muoversi per avvicinare con uno sforzo di gambe gli altri undici. L’unico, di contro però, a cui è stato negato il dono della pace su questa scala che solletica il cielo. “Mat” numero dodici.

VIE DI FUGA : Tre tracce abbandona la Cresta. Due son dirette ai Laghi (la prima, diretta al lago Inferiore, non bollata e vaga), mentre la terza scende verso Premaniga.

CONSIDERAZIONI :

La relazione è già comprensiva di discesa. Nulla toglie che si possa procedere fino al Pizzo Alto e/o scendere da Deleguaggio da uno dei Laghi.

Approfondimenti

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI :

  • Carta 1:35000 “GRIGNE – RESEGONE – CAMPELLI – TRE SIGNORI – LEGNONE”

Traccia di cresta, bollata ed indicata, non rappresentata. Segnate alcune estinte tracce di servizio al pascolo nei pressi della Normale da Premaniga.

RIFERIMENTI BIBLIORAFICI :

Nessuna informazione reperita a riguardo.

PROPOSTE…

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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