CENGIA DI SASSO CARPANE

Valico dei Corni di Belasca – Cresta meridionale del Monte Magnodeno

  • Difficoltà : Percorso per Escursionisti T4/T5

Indicazioni : Assenti.

Bollatura : Assente.

Traccia : Mulattiera, sentiero, assente.

  • Tempo di percorrenza : ca 3[h]

  • Dislivello positivo : ca 1000 [m]

  • Periodo consigliato : Tardo autunno – inizio primavera.

Itinerario per avventurieri in ambientazione isolata e su terreno faticoso, a tratti tecnico.

  • Disponibilità acqua : Nessuna.

  • Appoggi : Nessuno.

  • Data di stesura relazione : Seconda metà degli anni venti.

Il "Sasso Carpane", uscito da una settecentesca mappa teresiana dell'attuale Monte Magnodeno, era sito sulla cresta meridionale del "Monte Magnoveno" tra la cima e la "Corna Bianca" (oggi Corno Grao). Identificabile nella Q.ta 1038.8 della odierna CTR, era rappresentato come culmine sommitale della costiera che delimitava, lato Maggianico, il mondo perdutto (perchè divorato oggi da Cava Vaiolo) di Belasca. Tra esso e la sottostante, lunga ed insormontabile, bastionata della Corna Marcia un grinzoso vello di bosco nasconde una obliata Via di arditi boscaioli.

Il "Sasso Carpane", uscito da una settecentesca mappa teresiana dell'attuale Monte Magnodeno, era sito sulla cresta meridionale del "Monte Magnoveno" tra la cima e la "Corna Bianca" (oggi Corno Grao). Identificabile nella Q.ta 1038.8 della odierna CTR, era rappresentato come culmine sommitale della costiera che delimitava, lato Maggianico, il mondo perdutto (perchè divorato oggi da Cava Vaiolo) di Belasca. Tra esso e la sottostante, lunga ed insormontabile, bastionata della Corna Marcia un grinzoso vello di bosco nasconde una obliata Via di arditi boscaioli.

DESCRIZIONE: Il valico dei Corni di Belasca è raggiungibile, con soddisfazione, da oriente con la Strada del Cornello (vedere relazione in merito) o da occidente con un sentierino facente il periplo di Cava Vaiolo dalla carrabile per Campo de Boi. Con segnavia 928 si prosegue a fil di cresta su paltosi tornantini – e fa niente se il percorso storico è al di là delle reti che celano alla vista l’orrore vacuo delle cave. Superata una deviazione segnalata per il fontanino della Corna Marcia, si sale reinnestandosi su maggior storicità fino a che un grande e grosso palorcio sulla destra non segnala che è arrivato il momento di una svolta.

Posto sopra ad un’intransigente spacco roccioso del pendio, il suo superamento obbliga a girargli intorno su d’un ripido pendio boscato, molto sporco e franato. Puntando la luce d’un percettibile vicino baratro si perviene ad un aereo erboso terrazzo su cui serpeggia una traccia a cui voglio già un gran bene. Essa infatti s’intrufola nel bosco della larga cengia nell’unico punto transitabile superando subito un conoide terroso che deposita su d’un più dolce ripiano ricolmo di una miriade di massi distaccatisi dalla bastionata rocciosa a monte. Virando leggermente a sinistra porta ad un largo ajale, caratterizzato all’intorno da ammucchiamenti di sassi, e ad un marcato traverso che porta in breve su sfasciumi ad affacciarsi sul tetro verticale mondo dell’alta testata del Vallone. Qui, labili serpentine slavate aiutano a rimontare da sinistra il capo d’un ciclopico macigno e a proseguire nel traverso che adduce ad un nuovo ripiano segnato dalla aggettante lucente sagoma del Sasso Carpane; un’aura che mi suggestiona e che mi spinge a mantenermi a debita distanza da lui e dal baratro alla mia destra.

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Una fascia di rocce minore, parallela alla principale, rende erto il pendio e consiglia di passarvi a valle stretti tra di esso ed il solito incombente vuoto. Per fortuna, il pendio torna presto alla “normalità” ed una larga traccia di solco invita la curiosità a seguirla.
Scendendo, vedo corde piene “bordione” di atterrati palorci che partono inquietanti a ridosso del Vallone. Più oltre ancora, la follia mi porta ancora più giù – orfano quasi di traccia – a trovare l’abituro dei poveri frequentatori di queste lande che, coi loro tagli, riempivano di stanghe un vicino verticale scolo del pendio a picco sulla sottostante Saina.

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Salendo, invece, ajali preludono ad un occhio di prato in cui una rampa terrosa è sorretta da un muretto a secco. Poco sopra, una rustica scalinata di sassi supera un salto del pendio verso la luce che sento portare con se il sentiero che dal Corno Grao mena al Passo Tre Croci e dove, tra di essi, ora so esservi anche il Sasso Carpane. Carpane, chissà, forse da Carpugnà; ovvero di chi coglie strappando, lacerando. Non i miseri boscaioli d’un tempo, ma più noi figli del “benessere”.

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VIE DI FUGA: Non presenti.

APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI :

  • Mappe Teresiane e del Lombardo Veneto.

  • Fogli IGM di fine ottocento.

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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