ALLA CRANDA E AI GUASTI

Introzzo – Cusiniera – alla Cranda – Ai Guasti

  • Difficoltà : Percorso per Escursionisti Esperti T4/T5

Indicazioni : Assenti.

Bollatura : Assente.

Traccia : Mulattiera, sentiero, assente.

  • Tempo di percorrenza : ca 3 [h]

  • Dislivello positivo : ca 300 [m]

  • Periodo consigliato : Tardo autunno, Primavera.

Itinerario destinato ad avventurieri esperti. L’isolamento opprimente, il terreno complesso a tratti esposto, e le oggettive difficoltà di orientamento impongono esperienza nella lettura storica del territorio.

  • Disponibilità acqua : Introzzo.

  • Appoggi : Nessuno.

  • Data di stesura relazione : Primi anni venti.

Nel regno perduto di terrazzamenti che sorregge Introzzo, l’opera di ammansimento sussistenziale delle verticalità varroniche, si spinse fin quasi a ridosso della Caurga; repellente grinza rocciosa, confine naturale con i territori di Tremenico. Questi avamposti della fame, dai nomi evocativi (Cranda, Ceresera e Guasti), emergono oggi solo a fatica dalle antiche mappe del Lombardo Veneto - sia pur senza una strada che li giuntasse alo Paese o ad altri loro simili più serviti. Eppure una Via ovviamente c’era, incredibilmente oggi ancora ornata di un meraviglioso ponte ad arco di pietra; risolutivo Varco d’un altrove tanto dimenticato quanto incredibile.

Nel regno perduto di terrazzamenti che sorregge Introzzo, l’opera di ammansimento sussistenziale delle verticalità varroniche, si spinse fin quasi a ridosso della Caurga; repellente grinza rocciosa, confine naturale con i territori di Tremenico. Questi avamposti della fame, dai nomi evocativi (Cranda, Ceresera e Guasti), emergono oggi solo a fatica dalle antiche mappe del Lombardo Veneto - sia pur senza una strada che li giuntasse alo Paese o ad altri loro simili più serviti. Eppure una Via ovviamente c’era, incredibilmente oggi ancora ornata di un meraviglioso ponte ad arco di pietra; risolutivo Varco d’un altrove tanto dimenticato quanto incredibile.

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DESCRIZIONE: Partenza da Introzzo, parcheggio di fortuna nei pressi della sede del Comune di Varrone. Sull’asfalto della SP67 si procede in direzione est fino a che un’anonima scaletta di metallo non dà il là alla Strada alla Vigne per Promaso.

Per splendidi, sia pur trascurati, traversi selciati, la si segue fino ad un poggio erboso dove la Via, continuando a scendere, lo fa piegando verso SO a ranghi serrati fino all’isolato rudere di Cusiniera. Parallelo alla mulattiera, ma alto sopra ad un muro a secco, un camminamento secondario vi si stacca in direzione Ovest per sparire in un ripido pendio terroso. Stando alti, un rustico ma funzionale passaggio scavato nel budello roccioso della Val Scis aiuta a ritrovare il proseguo in un terrazzamento largo quanto il (magro) fianco d’un equino e, con esso, si giunge ad un fatiscente cascinale e ad una costa più appoggiata e panoramica. Traversando alti sui terrazzamenti si passa a monte dei miseri resti di una baita e, valicando un’erosa vallecola, si giunge ad un più sgombro pendio.
Seguendo la linea di recenti casotti degli attrezzi (anni cinquanta o sessanta) si giunge al piede d’una grossa fascia rocciosa aperta spaventosamente sull’invalicabile gorge della Valle di Craggio (o di Caraggio). Coadiuvati da gradini sporgenti nei terrazzamenti e da una fessura nel sasso meravigliosamente gradinata, con preoccupazione crescente si risale la destra idrografica fino a che la vista di qualcosa d’insperato sia più causa di turbamento che di sollievo.

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Un ponte di sasso ad arco supera ad una decina di metri d’altezza le pozze ed i verticali scivoli del corso d’acqua. Il suggello di una rilevante ( ma non documentata!) Via proveniente da Introzzo, curato a vista da un malconcio cascinale lato paese, apre per rampa selciata ad un nuovo bosco. Presto ridotta a sentierino franato, la Via giunge ad un occhio di prato terrazzato su d’una costa che, quando discesa, in breve porta alla Cranda; due cascinali affacciati su d’una povera piazzetta in terra ed un terzo, più basso, a ridosso del terrazzato erboso ciglio d’un dirupo affacciato sulla potente visione aerea dei verdi immoti flutti verticali della Val Varrone.

Ritornati ai terrazzamenti, scelto uno degli ultimi prima del bosco, lo si segue verso occidente fino a collassate recinzioni ed ammassi di lamierati nati probabilmente sui resti d’una baitella. Tra rovi ed immani schianti si supera la Valle di Culon approdando su un piallato bosco ma che mostra un flebile camminamento diretto ad un verde longitudinale fascia di roccia.

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Per cengia gradinata ed inatgliata la si supera sbucando ai Guasti e ai terrazzamenti che depositano agli ultimi resti d’una mestissima cascina; l’ultima prima della Caurga.

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Proseguendo, per terrazzi e gradini ci s’incunea nella Val di Ceresera che, dopo un tratto franato, deposita su un poggio ove si erigeva l’omonima baita, ai tempi quando la Strada del Cadorna (che ora sento distintamente) era ancora lontana a venire.

Tornato sull’asfaltata culturale dell’oggi, qualcosa mi ricorda che qualcuno qui è convinto che la salvezza di queste Terre possa passare da un ponte. Mi trovano d’accordo; ma forse non ci stiamo riferendo allo stesso manufatto.

VIE DI FUGA: Assenti, a meno di ritornare dal Ponte in Paese. Vedere le considerazioni in merito.
CONSIDERAZIONI: La Via per la Cranda e i Guasti, avrebbe avvio al termine d’una rampa cementata di servizio ad una casa posta sotto al Provinciale. Chiusa da cancelletto e reti, il tratto iniziale è stato però completamente adibito a recinto di animali domestici. Il rischio di ogni avventuriero d’esser creduto ladro di galline non è mai stato così concreto.
SUGGERIMENTI PER IL RITORNO: Asfalto fino alla Caurga. Poi omonima mulattiera fino in centro a paese.

APPROFONDIMENTI

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI :

  • Mappe dei Regni Lombardo-Veneto e d’Italia

Zona rappresentata correttamente.

Tutti i diritti riservati. Ogni contenuto è originale e di esclusiva proprietà  MNR – Negri “Manara” Raffaele

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